Praga misteriosa: alchimisti, la Casa di Faust e il libro che nessuno sa leggere
La città di Rodolfo II, tra pietre filosofali, astronomi e manoscritti indecifrabili
- Sezione
- Leggende e misteri
- Lettura
- 3 minuti
- Pubblicato
Alla fine del Cinquecento Praga diventa la capitale dei misteri d'Europa. Il merito, o la colpa, è di Rodolfo II d'Asburgo, imperatore malinconico e collezionista ossessivo, che porta qui la corte e la riempie di astronomi, alchimisti, maghi e artisti. Il suo pittore preferito, tra l'altro, era un italiano: Giuseppe Arcimboldo. Questa è la Praga che preferisco raccontare di sera.
La corte delle meraviglie
Al Castello Rodolfo raccoglie una delle collezioni più incredibili del suo tempo, la Kunstkammer: quadri, orologi, strumenti scientifici, corni di "unicorno" (in realtà di narvalo), pietre preziose, animali impagliati. Ospita i due più grandi astronomi del momento, Tycho Brahe e Giovanni Keplero. E paga profumatamente chiunque prometta di trasformare il piombo in oro.
Edward Kelley e la Casa di Faust
Tra gli alchimisti più famosi della corte c'è l'inglese Edward Kelley: affascinante, ambizioso e, secondo molti, un truffatore. Arrivò a Praga con il matematico e occultista John Dee e per un periodo godette del favore dell'imperatore, fino a finire in prigione.
Kelley avrebbe abitato in un palazzo in piazza Carlo che oggi tutti chiamano Casa di Faust (Faustův dům). Secondo la leggenda proprio lì il dottor Faust strinse il patto con il diavolo, che alla fine lo trascinò all'inferno attraverso un buco nel soffitto. Il buco, si racconta, non si riusciva più a chiudere. Faust a Praga non c'è mai stato, ma la casa conserva il soprannome da secoli.
La Viuzza d'Oro non era degli alchimisti
Una leggenda dura a morire vuole che le casette colorate della Viuzza d'Oro, al Castello, ospitassero gli alchimisti di Rodolfo che cercavano l'oro. In realtà ci vivevano le guardie del Castello e, più tardi, orafi e artigiani: il nome viene probabilmente da loro. Ma la leggenda è così bella che sopravvive a ogni smentita.
Il manoscritto che nessuno sa leggere
Il più grande mistero legato a Rodolfo sta oggi in una biblioteca americana: il manoscritto Voynich. È un libro scritto in una lingua o in un codice sconosciuto, pieno di disegni di piante che non esistono, stelle e figure femminili immerse in strane vasche. Secondo una lettera del Seicento, Rodolfo II lo avrebbe comprato per 600 ducati, una cifra enorme. Nessuno, finora, è riuscito a decifrarlo.
La morte di Tycho Brahe
Tycho Brahe morì a Praga nel 1601, e per secoli si raccontò che fosse morto per non aver voluto lasciare un banchetto imperiale per andare in bagno, per non mancare di rispetto all'ospite. Poi nacque il sospetto di un avvelenamento da mercurio. Nel 2010 i suoi resti sono stati riesumati dalla tomba nella chiesa di Týn e analizzati: gli studiosi hanno concluso che l'avvelenamento è molto improbabile. Il mistero resta, ma la tomba è lì, dentro la chiesa di Týn.
Un laboratorio sotto la città
Nel quartiere ebraico, in via Haštalská, c'è un piccolo museo dedicato all'alchimia, lo Speculum Alchemiae. Secondo i gestori, dopo l'alluvione del 2002 sarebbe venuto alla luce un antico laboratorio alchemico sotterraneo. Che sia tutto autentico o in parte ricostruito, la visita è suggestiva, soprattutto per i ragazzi.
Il mio consiglio
Se ti appassionano questi temi, leggi Praga magica di Angelo Maria Ripellino prima di partire: è il libro che ha fatto conoscere questa Praga a generazioni di italiani. Poi percorri il triangolo tra Castello, Città Vecchia e piazza Carlo: è la mappa dei misteri di Rodolfo.