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Gli architetti italiani che hanno costruito Praga

Una passeggiata tra i palazzi firmati da maestri nostri connazionali

Sezione
Praga italiana
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Pubblicato
05/10/2026
La sala terrena del giardino di Palazzo Wallenstein
La sala terrena del giardino di Palazzo Wallenstein. Foto VitVit, CC BY-SA 4.0

Chi arriva a Praga si aspetta il gotico: le guglie di Týn, la cattedrale di San Vito, le torri del Ponte Carlo. Poi, camminando, ci si accorge che moltissimi palazzi e giardini hanno un'aria familiare: logge, arcate, cortili che sembrano usciti da una città del Nord Italia. Non è un'impressione. Per circa due secoli una parte enorme della città è stata progettata, costruita o decorata da italiani.

Ecco il mio percorso preferito per scoprirli. Si fa in mezza giornata, quasi tutto sulla riva sinistra.

Il Belvedere: il Rinascimento arriva a nord

Il primo è anche il più sorprendente: il Belvedere, o Palazzetto della regina Anna, in fondo al giardino reale del Castello. Ferdinando d'Asburgo lo fece costruire per la moglie a partire dal 1538, su progetto di Paolo della Stella. Un'elegante loggia ad arcate che sembra trapiantata dalla Toscana. È considerato uno degli edifici rinascimentali più puri a nord delle Alpi. Davanti c'è la "fontana cantante", che con l'acqua che gocciola produce un suono metallico: avvicinate l'orecchio.

Palazzo Wallenstein: un generale e i suoi italiani

Scendendo verso Malá Strana si arriva a Palazzo Wallenstein, voluto negli anni Venti del Seicento dal potentissimo generale Albrecht von Wallenstein. Per costruirlo chiamò un gruppo di architetti italiani: Andrea Spezza, Giovanni Pieroni e Nicolò Sebregondi. La grande sala terrena che si apre sul giardino, con le sue tre arcate, è italiana fino al midollo. Oggi il palazzo ospita il Senato ceco e il giardino, con i pavoni che passeggiano tra le statue, è uno dei posti più rilassanti della città. Ed è gratuito.

Nerudova: due palazzi di Santini

Salendo per Nerudova, la strada che porta al Castello, ci sono due palazzi barocchi che non si dimenticano. Al numero 5 c'è Palazzo Morzin, con la facciata sorretta da due grandi statue di mori. Al numero 20 c'è Palazzo Thun-Hohenstein, con l'ingresso custodito da due aquile enormi. Entrambi sono opera di Jan Blažej Santini-Aichel, architetto nato a Praga da una famiglia di origine italiana. Fu un genio originale, capace di mescolare gotico e barocco in modo unico.

Una curiosità che mi piace raccontare: il Palazzo Thun-Hohenstein oggi è l'Ambasciata d'Italia. Gli italiani, insomma, sono tornati ad abitare uno dei palazzi costruiti da un "quasi italiano".

Palazzo Černín: la facciata infinita

Più in alto, in Hradčany, c'è Palazzo Černín, con una facciata lunga circa 150 metri scandita da colonne giganti. Il progetto, della seconda metà del Seicento, è di Francesco Caratti. Oggi è la sede del Ministero degli Esteri ceco. Non si visita, ma vale la pena fermarsi sulla piazza Loretánské náměstí per capirne le proporzioni.

E poi stucchi, affreschi e cupole

Oltre ai nomi famosi ci sono centinaia di artigiani rimasti anonimi: stuccatori, pittori, capomastri. Hanno lavorato al complesso gesuita del Klementinum (dove operò tra gli altri Carlo Lurago), alle chiese e ai palazzi nobiliari. Quando entrate in una chiesa barocca di Praga e alzate gli occhi verso gli stucchi, c'è una buona probabilità che le mani che li hanno modellati fossero lombarde o ticinesi.

Il mio consiglio è di fare questo giro con lo sguardo "italiano": cercate logge, cortili, cupole. Vi sembrerà di leggere Praga in una lingua che conoscete già.