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Vlašská, la strada che porta il nostro nome

Come una via di Malá Strana è diventata il cuore della Praga italiana

Sezione
Praga italiana
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Pubblicato
02/10/2026
La via Vlašská che sale verso Petřín
La via Vlašská che sale verso Petřín. Foto ŠJů, CC BY-SA 3.0

Quando dico ai miei amici italiani che a Praga c'è una strada che si chiama "Italiana", di solito non mi credono. Eppure basta salire da Malostranské náměstí verso la collina, girare in Tržiště e poi a destra: la via che si arrampica verso Petřín si chiama Vlašská. In ceco antico Vlach voleva dire proprio "italiano". Ci passo spesso, e ogni volta mi fa sorridere l'idea che per secoli qui la gente ci chiamasse così.

Perché proprio qui

Tra Cinquecento e Seicento Praga diventa una delle capitali d'Europa. Prima con i re di Boemia, poi soprattutto con l'imperatore Rodolfo II, che porta qui la corte. Una capitale ha bisogno di palazzi, chiese e fortificazioni, e in quegli anni i migliori costruttori del continente parlavano italiano. Arrivano architetti, capomastri, scalpellini e stuccatori, molti dalla zona dei laghi lombardi e dal Ticino. Si stabiliscono in gran parte qui, sotto il Castello, dove c'era lavoro.

Una comunità così numerosa si organizza. Nel 1573 nasce la Congregazione italiana, una confraternita che si occupava dei connazionali: assistenza ai malati, agli orfani, ai poveri, sepoltura dei morti. Non era folclore, era welfare: chi arrivava da Como o da Lugano senza conoscere nessuno sapeva di avere un punto di riferimento.

L'ospedale degli italiani

Il segno più concreto di quella comunità è proprio in fondo a Vlašská: il complesso dell'ospedale degli italiani (Vlašský špitál), costruito all'inizio del Seicento con annessa la cappella di San Carlo Borromeo. Per secoli ha accolto malati e orfani della comunità.

Oggi quegli stessi edifici ospitano l'Istituto Italiano di Cultura, con ingresso da Šporkova. Trovo che sia una delle continuità più belle di tutta la città: quattro secoli dopo, lo stesso posto è ancora "casa degli italiani". Se capitate durante una mostra o un concerto entrate, perché il cortile da solo vale la deviazione.

La cappella italiana al Klementinum

La comunità aveva anche una seconda sede, dall'altra parte del fiume, in Città Vecchia. Lungo Karlova, la via che dal Ponte Carlo porta verso la piazza, si trova la Cappella italiana dell'Assunta (Vlašská kaple), costruita alla fine del Cinquecento e addossata al complesso gesuita del Klementinum. Ha una pianta ovale, una scelta molto moderna per l'epoca a nord delle Alpi. Passandoci davanti la si nota appena, schiacciata tra i palazzi e la folla di turisti, ed è proprio per questo che mi piace segnalarla.

Come la vivo io

Il mio consiglio è di fare questo giro a piedi, con calma, magari la mattina presto quando Malá Strana è ancora silenziosa:

  1. Partite da Malostranské náměstí.
  2. Salite per Tržiště, guardando i palazzi nobiliari (molti oggi sono ambasciate).
  3. Percorrete Vlašská fino all'Istituto di Cultura.
  4. Continuate a salire verso Petřín per la vista sui tetti.

In meno di un'ora avrete visto il quartiere dove, per secoli, si parlava la nostra lingua per strada. E la prossima volta che qualcuno vi dice che Praga è una città "tedesca" o "slava", potrete rispondere che un pezzo di lei è anche nostro.