Castelli vicino a Praga: Konopiště, Křivoklát, Kokořín e i vini di Mělník
Quattro gite a un'ora dalla città, tra l'arciduca d'Este, Carlo IV bambino e la confluenza di Moldava ed Elba
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Di Karlštejn, Kutná Hora e delle altre mete classiche ho già parlato nell'articolo Cinque gite in giornata da Praga. Qui raccolgo quattro posti meno famosi tra i turisti italiani, ma amatissimi dai cechi.
Konopiště, il castello dell'arciduca d'Este
Konopiště, alle porte di Benešov, nasce come fortezza gotica alla fine del Duecento. Il suo destino cambia nel 1887, quando lo compra l'arciduca Francesco Ferdinando, l'erede al trono d'Austria ucciso a Sarajevo nel 1914.
Qui c'è un legame italiano vero. Francesco Ferdinando aveva ereditato il patrimonio e il nome degli Este da Francesco V, l'ultimo duca di Modena, e con quei soldi comprò il castello. Dall'Italia arrivò anche la collezione di armi e armature Obizzi-Este, che veniva dal castello del Catajo, vicino a Padova: è considerata una delle più grandi d'Europa. Nel parco ci sono statue rinascimentali italiane.
L'arciduca era un cacciatore ossessivo. Si calcola che in vita abbia abbattuto quasi 300.000 animali, e i corridoi del castello sono coperti di trofei: fa impressione, avvisate i bambini. Fuori ci sono un grande parco all'inglese, il roseto e un piccolo museo dedicato a San Giorgio, il santo del drago, che l'arciduca collezionava in ogni forma.
Si arriva in treno o in bus a Benešov in circa 40–50 minuti. Dalla stazione al castello sono un paio di chilometri, a piedi o con un bus locale.
Křivoklát, il castello di Carlo IV bambino
Křivoklát è uno dei castelli più antichi della Boemia, in mezzo ai boschi della valle della Berounka. Per chi conosce la storia di Carlo IV, il re e imperatore che da giovane governò anche in Italia, qui c'è un capitolo commovente.
Da bambino Carlo fu tenuto qui per tre anni, separato dalla madre per volere del padre. Più tardi ci tornò da sposo con Bianca di Valois, e nel 1335 qui nacque la loro prima figlia. La leggenda dice che Carlo fece catturare gli usignoli nei boschi e li fece mettere sotto le finestre della moglie, per tenerle compagnia.
Il castello fu anche una prigione temuta. Tra i prigionieri c'era l'alchimista inglese Edward Kelley, rinchiuso qui da Rodolfo II: chi ha letto l'articolo su Praga misteriosa lo conosce già. Oggi si visitano la cappella tardogotica, la sala reale, la biblioteca dei Fürstenberg con circa 52.000 volumi, le prigioni con gli strumenti di tortura e la grande torre.
Il modo più bello per arrivare è il treno: si cambia a Beroun e si prende un trenino locale che risale la valle della Berounka. Dalla fermata di Křivoklát al castello sono poche centinaia di metri. In auto ci vuole un'ora scarsa.

Kokořín, il castello rinato dalle rovine
Kokořín sembra il castello medievale perfetto, appoggiato su uno sperone di roccia sopra una valle di arenaria. In realtà è un piccolo inganno romantico. Costruito nel Trecento, fu distrutto durante le guerre hussite e restò in rovina per secoli. Le rovine ispirarono poeti e pittori, tra cui Karel Hynek Mácha, il grande poeta romantico ceco.
Alla fine dell'Ottocento le comprò un imprenditore di Praga, Václav Špaček. Tra il 1911 e il 1918 la sua famiglia, con l'architetto Eduard Sochor e la consulenza di alcuni storici, le fece ricostruire come si pensava fosse il castello nel Trecento. Dopo la nazionalizzazione comunista, nel 2006 Kokořín è tornato agli eredi.
Il bello è anche intorno. Il castello dà il nome all'area protetta del Kokořínsko, piena di rocce di arenaria scolpite dal vento, come i "funghi" di Pokličky, a pochi minuti d'auto. In macchina da Praga serve poco più di un'ora. Con i mezzi pubblici quasi due ore: treno o bus fino a Mělník, poi un bus locale e un tratto a piedi.

Mělník, dove la Moldava incontra l'Elba
Mělník, una trentina di chilometri a nord di Praga, è una cittadina tranquilla su una collina. Sotto le sue mura la Moldava, il fiume di Praga, si getta nell'Elba, che poi prosegue verso la Germania e il mare del Nord.
Mělník è soprattutto vino. La tradizione lega le prime viti a santa Ludmilla, la nonna di san Venceslao, che visse qui. Poi Carlo IV fece arrivare vitigni dalla Borgogna. Il castello, rinascimentale, appartiene alla famiglia Lobkowicz, che lo ha riavuto dopo il comunismo. Si visitano le sale con i quadri di famiglia e le grandi cantine, con degustazione. Dalla terrazza si vede la confluenza dei fiumi, i vigneti e, all'orizzonte, il monte Říp.
Accanto al castello c'è la chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Nella cripta c'è uno degli ossari più grandi del paese, con i resti di 10.000–15.000 persone, ordinati all'inizio del Novecento dall'antropologo Jindřich Matiegka. È meno famoso di quello di Sedlec, di cui parlo nell'articolo su Kutná Hora, ma non meno suggestivo.
A fine settembre, per la festa di San Venceslao, la città fa la sua festa della vendemmia, con banchi di vino e musica nelle strade. Da Praga ci sono bus diretti dalla fermata della metro Ládví (linea C) in circa 40 minuti, e treni un po' più lenti.
Il mio consiglio
Se avete un giorno solo e niente auto, scegliete Konopiště o Křivoklát: con il treno sono facili. Se avete la macchina, fate Mělník la mattina e Kokořín il pomeriggio, e tornate a Mělník per cena con un bicchiere di bianco locale. Evitate i lunedì e, da novembre a marzo, controllate due volte gli orari: molti di questi castelli d'inverno restano chiusi.