Due date tornano sempre quando si parla di Praga moderna. Il 1968, l'anno della Primavera di Praga, il tentativo di Alexander Dubček di riformare il socialismo, finito con i carri armati del Patto di Varsavia. E il 1989, quando in poche settimane e senza violenza da parte dei manifestanti il regime comunista cadde. I luoghi di quelle due storie sono quasi tutti a pochi passi l'uno dall'altro. Per l'architettura e i monumenti del regime rimando all'itinerario sulla Praga comunista.
Agosto 1968: piazza Venceslao e il Museo Nazionale
Nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1968 le truppe dell'Unione Sovietica e di altri Paesi del Patto di Varsavia entrarono in Cecoslovacchia. La mattina i carri armati erano in piazza Venceslao, circondati da praghesi che cercavano di parlare con i soldati.
Il 21 agosto i soldati spararono con le mitragliatrici contro la facciata del Museo Nazionale, in cima alla piazza. Il motivo non è mai stato chiarito. I danni furono riparati tra il 1970 e il 1972 con stucchi di colore diverso, che si vedono ancora. Nel restauro recente il museo ha scelto di lasciarli, insieme a qualche piccolo foro, come memoria.

La battaglia della Radio, in Vinohradská
Lo stesso giorno lo scontro più duro avvenne davanti alla sede della Radio cecoslovacca, in via Vinohradská 12, a pochi minuti dalla piazza. La radio continuava a trasmettere e la gente fece barricate per difenderla. Alcuni carri presero fuoco. Davanti all'edificio morirono 17 civili disarmati. Sulla facciata, accanto all'ingresso, le lapidi ricordano i caduti del 1968 e quelli della rivolta del maggio 1945, quando la radio fu già al centro dei combattimenti. Ogni 21 agosto qui si tiene una commemorazione.

Jan Palach e Jan Zajíc
Il 16 gennaio 1969 Jan Palach, studente di vent'anni della Facoltà di Filosofia, si diede fuoco in cima a piazza Venceslao per scuotere un Paese che stava rassegnandosi all'occupazione. Morì il 19 gennaio. Il 25 febbraio lo seguì Jan Zajíc, studente di diciotto anni, a poche decine di metri.
Davanti al Museo Nazionale, nel selciato, una croce di bronzo che sembra sollevare il terreno li ricorda dal 16 gennaio 2000. È opera di Barbora Veselá con gli architetti Čestmír Houska e Jiří Veselý. È facile passarci sopra senza accorgersene: fermatevi un momento.

Piazza Jan Palach e la Facoltà di Filosofia
In riva alla Moldava, davanti al Rudolfinum, c'è la piazza che porta il suo nome. Gli studenti la chiamarono così già nel 1969, ma il nome divenne ufficiale solo il 20 dicembre 1989. Prima si chiamava piazza dei Soldati dell'Armata Rossa. Sulla facciata della Facoltà di Filosofia, dove Palach studiava, c'è un bronzo con il suo volto tratto dalla maschera funebre, di Olbram Zoubek. Dal 2016 sulla piazza ci sono anche due sculture a forma di casa dell'architetto americano John Hejduk, dedicate a lui e a sua madre.

17 novembre 1989: Národní třída
Vent'anni dopo, il 17 novembre 1989, gli studenti si ritrovarono ad Albertov per ricordare i cinquant'anni della chiusura delle università da parte dei nazisti. Il corteo, autorizzato, si diresse verso il centro. In Národní třída la polizia lo chiuse da tutti i lati e picchiò i manifestanti. Fu la scintilla. Sotto i portici al numero 16 una targa con le mani di bronzo ricorda quella sera. Ne parlo anche nell'articolo sulle feste e tradizioni ceche.

Il balcone del Melantrich
Nei giorni successivi piazza Venceslao si riempì ogni pomeriggio. I discorsi si tenevano dal balcone del palazzo Melantrich, al numero 36, sede della casa editrice che stampava il quotidiano Svobodné slovo: furono alcuni giornalisti ad aprirlo agli oppositori. Dalla sera del 21 novembre vi parlò Václav Havel. Il 24 novembre comparve Alexander Dubček, davanti a circa 250.000 persone: per molti fu come vedere tornare il 1968. Lo stesso giorno si dimise la direzione del Partito comunista.


La Laterna Magika, quartier generale della rivoluzione
Il Forum civico, il movimento guidato da Havel, nacque il 19 novembre al teatro Činoherní klub. Pochi giorni dopo si trasferì nella sala della Laterna Magika, che allora era nel palazzo Adria, tra Národní e piazza Venceslao. Lì per circa due settimane si decise tutto e si tennero le conferenze stampa davanti ai giornalisti di mezzo mondo. Lo storico britannico Timothy Garton Ash, che era lì, intitolò The Magic Lantern, "la lanterna magica", il suo libro sulle rivoluzioni del 1989. Oggi la compagnia recita alla Nová scéna, accanto al Teatro Nazionale.

Letná, la piazza più grande
Piazza Venceslao non bastava più. Il 25 e 26 novembre le manifestazioni si spostarono sulla spianata di Letná, la stessa collina dove un tempo c'era il monumento a Stalin. Le stime parlano di molte centinaia di migliaia di persone, fino a quasi un milione. Il 27 novembre uno sciopero generale di due ore fermò il Paese. Il 28 dicembre Dubček fu eletto presidente dell'Assemblea federale, il 29 dicembre Havel presidente della Repubblica.

Il Muro di John Lennon
A Malá Strana, in piazza del Gran Priorato, c'è un muro che appartiene all'Ordine di Malta. Dopo l'assassinio di John Lennon, nel dicembre 1980, qualcuno ci dipinse il suo ritratto. Le autorità lo cancellarono, ma ritratti e scritte tornarono sempre. Negli anni Ottanta il muro divenne una bacheca per i giovani che volevano più libertà. Oggi è un'attrazione turistica, ma conserva quel significato.

Dubček e l'Italia
C'è anche un filo italiano. Nell'agosto 1968 il Partito comunista italiano disapprovò apertamente l'invasione e mantenne i contatti con Dubček negli anni in cui in patria era emarginato e sorvegliato. Nel gennaio 1988 l'Unità pubblicò la prima lunga intervista a Dubček dopo quasi vent'anni. Nel novembre dello stesso anno l'Università di Bologna gli conferì la laurea honoris causa: il regime gli permise di partire, e il viaggio in Italia fu letto da molti come il segnale che qualcosa stava cambiando. Un anno dopo era sul balcone del Melantrich.
Il mio consiglio
Fate il percorso in ordine cronologico: Museo Nazionale, Radio, croce di Palach, piazza Jan Palach, Národní třída e infine Letná. E se siete a Praga il 17 novembre, andate in Národní třída la sera: le candele accese sotto i portici valgono più di qualsiasi guida.